lunedì 11 aprile 2011

the meaning of life

I'm sorry but in this post I must speak in italian for two main reasons: my english is still too bad to allow me a good expressivity and because italian is my mother-tongue language and I got a wide range of lexems which I can use in philosophical contexts like it is.


Ciò che mi chiedo spesso è il perché ognuno di noi dovrebbe passare il suo tempo a vivere regole e bisogni che altri sembrano avere progettato per lui, a comportarsi seguendo procedure che sembrano prestabilite da qualcuno: cultura, ambiente, abitudine. Voglio dire, vedendo gli esseri viventi come agenti autonomi possiamo discriminarne il comportamento in competitivo e cooperativo, in base al tipo di interazioni che instaura con gli altri (agenti). Quindi ognuno di noi può ritenersi un agente goal-based ovvero guidato dal suo obiettivo. Questo significa che oltre al nostro comportamento istintivo ed innato (come ad esempio la reazione al colpo di martelletto sul ginocchio) di tipo reattivo, le nostre elaborazioni mentali gestiscono quelli che sono i nostri obiettivi, in una maniera perfettamente gerarchica e tale da permettere un approccio divide et impera nella risoluzione problemi complessi. Questo significa che un agente razionale, ovvero che intraprende le sue azioni in base ai suoi obiettivi ed allo stato ambientale non fa altro che pianificare il raggiungimento di tale obiettivo e comportarsi di conseguenza svolgendo le azioni necessarie al suo raggiungimento. Ma chi stabilisce i nostri obiettivi? La nostra educazione influisce in maniera enorme sui nostri obiettivi, l'ambiente in cui cresciamo ci porta ad una determinata struttura mentale, infatti non tutte le persone risolvono un determinato problema allo stesso modo (quando parlo di problema intendo sempre di pianificazione visto che potremmo vedere il nostro cervello come un semplice loop pianificazione-azioni, con le percezioni acquisite in maniera continua dall'ambiente).  Quando si parla di fattori ambientali si intendono tutte quelle percezioni derivanti dall'ambiente in cui l'agente è immerso, ovvero tutti quei input derivanti dalla comunicazione con altri agenti e/o dalla interazioni con oggetti inanimati. Possiamo quindi includere l'educazione (anche se come concetto è molto fumoso), la religione, il clima, i mass-media, la lingua,...ovvero tutto il contesto culturale e sociale che caratterizza tale ambiente. Ma tali fattori possono essere visti come obiettivi secondari che io chiamerei ausiliari, ovvero tutto quella conoscenza che può essere usata nella struttura gerarchica di cui si parlava per risolvere problemi più complessi. Allora ancora una volta, chi stabilisce i nostri obiettivi? Bene sicuramente la base di conoscenza acquisita negli anni di vita ci porta a preferire il compimento di determinati obiettivi anziché di altri, in quanto associamo il raggiungimento degli stessi a belle sensazioni provate precedentemente ed allo stesso modo tendiamo a scartare certe situazioni e quindi evitiamo di raggiungerle scartandole dal nostro "spazio di ricerca" perché le colleghiamo a momenti particolarmente spiacevoli. Bene ma allora questo significa che per raggiungere la felicità possiamo semplicemente ripetere all'infinito le azioni che portano agli obiettivi buoni e scartare quelli che invece riteniamo cattivi? Molte persone in maniera inconscia saranno inghiottite da questo ciclo e finiranno col ripeterlo all'infinito, un pò come un algoritmo goloso (o greedy) che sceglie l'azione attualmente migliore, altre invece finiranno per esplorare anche gli stati sub-ottimi rischiando di entrare in stati "cattivi" ma anche in quelli molto migliori di quelli raggiungibili tramite l'approccio razionale. 
Ma come possiamo scegliere i nostri obiettivi? Il significato della nostra presenza non è di certo quello di consumatori del mercato, i cui soggetti fungono da rete per il fiume di denaro che andrà a concentrarsi solo su determinati nodi del grafo, arricchendo pochi a scapito di molti. Purtoppo però il gap culturale ed economico tra i vari soggetti del mondo è proprio quello che spinge i cambiamenti sul pianeta, ad esempio se non ci fossero aziende con un interesse economico non ci sarebbe una così alta spinta all'innovazione e non avremmo molte cose. In un mondo utopico in cui tutti i nodi si trovano nella stessa condizione potremmo dare più spazio agli aspetti sociali, immaginiamo di avere a disposizione il minimo sostentamento, una specie di giardino dell'Eden, saremmo veramente felici? Avremmo raggiunto il nostro obiettivo? Sarebbe un "cazzeggiare" giornaliero, un pò come se qualcuno ci mantenesse tutti i giorni e dovessimo solo pensare a come passare il tempo, una situazione che la nostra mente solo al pensiero troverebbe contraddittoria proprio perchè nella nostra base di conoscenza è scritto che vivere significa anche raggiungere stati cattivi e non solo buoni, perchè la pianificazione, anche la più attenta ed organizzata non può risolvere il non determinismo dell'ambiente ovvero non può prevedere tutti gli imprevisti che potrebbero presentarsi in futuro. Ma allora qual'è il nostro obiettivo?

1 commento:

  1. After almost a year I'm pretty sure that the answer to this question is Reinforcement Learning.

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